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Due anni su una panchina e poi il lavoro. La rinascita di Vittorio Fabbri: "La rete è tutto"

La storia dell'ex imprenditore finito per strada dopo un fallimento aziendale, ora ha 65 anni e ha un impiego nella Società Cooperativa It2

IMMAGINE DI CORREDO
 

“Mi hanno letteralmente tirato fuori dalla polvere. Senza la rete non ce l’avrei mai fatta”. La polvere è quella della vita in strada e di una brutta depressione. La rete è l’aiuto partito dalla parrocchia di San Ruffillo e dai soggetti coinvolti lungo il percorso, tra cui anche Insieme per il lavoro. Vittorio Fabbri ha 65 anni, è bolognese, e in città ha vissuto i momenti più felici e i più bui della sua vita.

Ex  maestro elementare ed ex imprenditore finito sul lastrico dopo il fallimento della propria azienda di trasporti, Fabbri ha trascorso i due complicati anni della pandemia su una panchina nel quartiere San Ruffillo. Il periodo peggiore della sua vita: “Due anni terribili – racconta – In quel momento non avrei creduto possibile che le cose sarebbero potute migliorare”. Solo, invisibile e senza un tetto, Fabbri non parlava quasi più. La depressione aveva trovato terreno fertile in una vita segnata dallo sfilacciamento dei legami famigliari prima e dalla perdita della casa e dell’azienda poi. “Trent’anni fa avevo un’abitazione in Cirenaica – ricorda – poi ho dovuto venderla. Ho insegnato da precario alla scuola Ada Negri al Pilastro, ma per avere più stabilità lavorativa ho aperto una ditta nel settore della logistica, ho avuto tre camion e due dipendenti. Nel 2015 le cose sono cambiate e ho perso tutto”.

Al punto da finire completamente per strada dopo pochi anni.  “La storia di Vittorio è complessa, ma è anche eccezionale. Il contributo è venuto da varie parti e si è creata una rete di sostegno intorno a lui grazie alla quale è stato riportato al lavoro”. Lo dice Giovanni Livi, volontario in Insieme per il Lavoro e membro del Comitato di gestione del progetto.

Dopo essere stato notato dal parroco della chiesa di San Ruffillo, don Enrico Petrucci, e dopo alcuni ricoveri in ospedale, infatti, Fabbri è stato aiutato dalla Caritas per iniziativa dello stesso parroco, con abiti puliti, pasti caldi e un container installato proprio per lui accanto alla chiesa del quartiere per un periodo limitato che è servito, però, a fare recuperare all’ex imprenditore un po’ di fiducia nel futuro e in sé stesso. In quelle quattro pareti di lamiera è iniziata la rinascita di una persona che oggi ha voglia di vivere, di stare con gli altri, lavorare ancora per molti anni ed esprimere la propria passione per la scrittura, le lingue, la musica.

“Piano piano si è ripreso, ha cominciato a parlare, abbiamo conosciuto una persona diversa da quella con cui avevamo interagito fino a quel momento – racconta Livi -. Il medico ha smesso di prescrivergli farmaci quando lui  ha iniziato a recuperare un po’ l’autostima e a dire che voleva tornare a lavorare. Allora tramite Insieme per il lavoro ci siamo attivati e ora l’obiettivo è accompagnarlo fino alla pensione”.  Con il supporto di Insieme per il lavoro, Fabbri ha trovato un impiego alla Società cooperativa It2 nell’ambito dei servizi di pulizie e giardinaggio. “Una cooperativa di persone gentili e tranquille con cui mi trovo bene”.

Al compimento dei 65 anni, Fabbri è stato preso in carico dai servizi sociali per gli anziani grazie ai quali adesso può appoggiarsi in una struttura dell’Opera Padre Marella ed è in attesa di un alloggio popolare in coabitazione.

“Ho fatto anche il giornalista, sa! – ride – Per Piazza Grande ho scritto la “storia semiseria di un occupante di via del Lazzaretto”: un articolo in cui ho raccontato la precarietà della vita di chi dorme nelle strutture, e non sa domani dove sarà”.

Le sue giornate sono organizzate e ricche: al mattino le attività nel centro sociale Happy Center, al pomeriggio il lavoro in It2 e nel tempo libero l’aiuto in parrocchia quando c’è bisogno di dare una mano. Il suo sogno è tornare a guidare per lavoro: “Anche oltre l’età della pensione se possibile, mi sento ancora in forma”.  

Cosa direbbe a chi sta vivendo quello che ha vissuto lei in quei due anni difficili? “Di appoggiarsi a qualche struttura, di chiedere aiuto, di non isolarsi perché da soli non ce la si fa. La rete è tutto”.

 

In foto: Vittorio Fabbri

Foto di Giovanni Livi