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A pochi giorni dal rinnovo del Protocollo d’intesa, Insieme per il lavoro si racconta a Chiesa Viva, il programma televisivo quotidiano in onda su TV2000 dal lunedì al venerdì alle 17,30. Mezz’ora dedicata a un tema scelto per la puntata. Martedì 6 ottobre la produzione ha scelto come protagonista Insieme per il lavoro dando spazio al suo modello unico di incontro tra domanda e offerta di lavoro sul territorio metropolitano bolognese. La puntata si può vedere qui. In studio era presente Giovanni Cherubini, referente di Insieme per il lavoro per l’Arcidiocesi di Bologna, che ha raccontato la storia del progetto e il suo metodo apripista. In collegamento, anche don Matteo Prosperini, direttore della Caritas diocesana.
Per la realizzazione della puntata, intitolata “Consentire a tutti una vita degna mediante il lavoro” e condotta da Gennaro Ferrara, sono intervenuti nel servizio d’apertura anche il Cardinale Matteo Maria Zuppi, presidente della Cei e Arcivescovo di Bologna, e Ambrogio Dionigi, responsabile dell’Ufficio comune Sviluppo economico, imprese, occupazione della Città metropolitana e del Comune di Bologna e coordinatore di Insieme per il lavoro.
A dare lo spunto per avviare la riflessione, è stata una frase di Papa Leone sul percorso lavorativo che un tempo era lineare e dava delle certezze mentre oggi non funziona più in tal senso. Zuppi ha puntato l’accento sull’utilità di Insieme per il lavoro per le persone più vulnerabili, quelle che perdono il lavoro e che hanno difficoltà nel reinserimento. “Il lavoro è decisivo – ha detto il Cardinale alle telecamere di TV2000 –, vuol dire dignità della persona, essere sé stessi, trovare speranza, e trovare futuro”. Zuppi ha parlato anche della decisiva collaborazione con le istituzioni per la riuscita di Insieme per il lavoro e per far sì che il lavoro sia “buono”: il lavoro cioè “che non è appeso all’amo del precariato e che permette, invece, di costruire la propria vita”.
Dionigi ha ricordato che “spesso si perde il lavoro per un problema di salute, per un problema di famiglia, per una separazione o un divorzio, per un’attività che finisce male e da lì c’è l’inizio della discesa”. Dopo aver portato a esempio alcune storie di persone che con Insieme per il lavoro hanno costruito un percorso di riemersione sia da un punto di vista sociale che lavorativo, il coordinatore del progetto ha ricordato che “esiste una rete di oltre 800 aziende del territorio – ha detto – che in questi anni sono entrate in contatto con Insieme per il lavoro e che hanno risposto dando la possibilità di un inserimento lavorativo”.
Giovanni Cherubini, intervistato in studio, ha raccontato Insieme per il lavoro dall’interno: “Le aziende ci chiedono alcuni profili di cui hanno bisogno – ha spiegato –, noi facciamo dei colloqui alle persone cercando di ricostruirne un profilo che tenga conto anche dei loro bisogni famigliari, personali ed economici oltre che delle loro competenze di carattere professionale. Alla fine creiamo un matching con quei posti di lavoro che per loro potrebbero essere appetibili”.
Perché le imprese accettano questa sfida? “Insieme per il lavoro garantisce al datore di lavoro non soltanto una selezione adeguata – ha spiegato ancora Cherubini –, grazie alla quale proponiamo una persona che riteniamo essere in grado di ricoprire la posizione richiesta, l’azienda lo sa e questo è un valore. Ma l’azienda sa anche che noi accompagniamo la persona nell’inserimento e quando necessario finanziamo uno stage grazie al quale la persona può lavorare facendo formazione per tre mesi in azienda ‘on the job’ a spese di Insieme per il lavoro. Al termine, il tutor che ha seguito lo stage si confronta con l’azienda e quasi sempre questo tipo di inserimento va a buon fine. Naturalmente occorrono dei datori di lavoro disponibili, e ce ne sono molti”.
Don Matteo Prosperini in collegamento con lo studio ha sottolineato che “Insieme per il lavoro è un esercizio di empowerment per le persone – ha detto –, per ricordare loro che hanno sempre delle ricchezze che possono essere comprese anche dalla comunità”. Prosperini ha concluso con la convinzione che Insieme per il lavoro possa essere un modello replicabile: “È esportabile non soltanto in altre Chiese – ha aggiunto – ma anche in ambiti diversi da quello del lavoro, come quello della casa che sta diventando sempre più un problema nelle nostre città e dove bisognerebbe intervenire con formule simili a quelle di Insieme per il lavoro”.