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Le crisi aziendali sono terremoti nel tessuto produttivo di un territorio. Tremano i posti di lavoro, la stabilità economica delle persone, i progetti, le relazioni. La frattura resta a lungo, nonostante il paracadute degli ammortizzatori sociali. Attivare tutti gli strumenti a disposizione per minimizzare l’impatto sociale e individuale di una crisi d’azienda è quindi fondamentale, soprattutto per le realtà che si occupano di inserimento lavorativo.
Nella prima metà del 2026 Insieme per il lavoro ha offerto il suo supporto alle lavoratrici e ai lavoratori di sette imprese in crisi del nostro territorio, collaborando con il Tavolo di Salvaguardia del patrimonio produttivo della Città Metropolitana di Bologna: l’organismo di mediazione e concertazione attivo dal 2004 che ha l’obiettivo di creare le condizioni per salvaguardare le attività produttive e l’occupazione nell’area metropolitana. Si è partiti a gennaio con la fabbrica Manz a Sasso Marconi: l’azienda specializzata nella produzione di macchinari hi-tech per la fabbricazione di batterie era stata coinvolta dalla crisi della casa madre tedesca e doveva essere acquistata da un gruppo austriaco. L’offerta però è saltata: ventisei dipendenti tra periti, tecnici, operai specializzati e amministrativi, sono rimasti senza un impiego. Insieme per il lavoro li ha incontrati e otto di loro si sono iscritti al progetto, trovando tutti un nuovo lavoro nei mesi successivi, molti in autonomia, proprio grazie al supporto di Insieme per il lavoro.
Tra i principali contributi che Insieme per il lavoro offre a coloro che sono rimasti coinvolti nella crisi dell’azienda in cui, in molti casi, lavoravano da anni, a volte decenni, c’è infatti un kit di strumenti utile a orientarsi in un mercato occupazionale che è strutturalmente cambiato nel tempo. Come si cerca un nuovo lavoro? Quali sono le piattaforme, le agenzie del territorio, i corsi di formazione ad accesso gratuito, le modalità per presentare un cv e sostenere un colloquio? Chi esce da un’azienda dopo lungo tempo, spesso non ha tutti gli strumenti per muoversi in autonomia. Il supporto di Insieme per il lavoro è quindi duplice: da una parte c’è la mediazione verso il ricollocamento (e, a volte, come nel caso dell’ex Manz anche la possibilità di accedere a un prestito d’onore), dall’altra un’ampia panoramica delle opportunità sul territorio.
Secondo il sindaco di Bologna, Matteo Lepore, e l’Arcivescovo di Bologna, Cardinale Matteo Maria Zuppi: “Insieme per il lavoro è uno strumento estremamente utile nel percorso di salvaguardia dell’occupazione ogni qualvolta si attiva un tavolo di crisi aziendale – spiegano –. Il supporto personalizzato offerto da Insieme per il lavoro alle lavoratrici e ai lavoratori rimasti senza occupazione dimostra che il progetto è più di un ponte tra chi cerca e chi offre lavoro: grazie a Insieme per il lavoro, i tempi di reinserimento in azienda dopo una crisi aziendale si accorciano e più persone possono ripartire senza essere lasciate indietro. Il programma di Città metropolitana, Comune e Arcidiocesi è dunque un interlocutore chiave nel dialogo istituzionale sulla difesa del patrimonio produttivo metropolitano”.
Mentre supporta chi ha necessità di trovare una nuova occupazione, Insieme per il lavoro rafforza anche il legame con le sigle sindacali, Cgil, Cisl e Uil, e con la sua rete di imprese partner: tra queste, ci sono infatti anche quelle che si dimostrano disponibili a ricollocare i lavoratori. Nel caso della vicenda Manz, sono state una ventina le aziende del territorio che hanno iniziato una collaborazione con il progetto.
Dopo Manz, c’è stato l’incontro con gli ex dipendenti della C.M. Europa Stampi di Calderara di Reno, azienda che ha registrato delle perdite d’esercizio, evidenziando le criticità strutturali e di mercato che hanno colpito il settore metalmeccanico e della produzione di stampi nel bolognese. È seguito in primavera il Tavolo istituito per la Giulian Corsini Snc, la storica azienda produttrice del Tortino Porretta che ha chiuso lo stabilimento di Porretta Terme, portando alla cessazione dell’attività e al licenziamento di cinque lavoratrici. Ad aprile, è stata la volta di Aprimatic, l’azienda di Cadriano impegnata nel settore dell’automazione dei cancelli, che a gennaio scorso aveva annunciato la chiusura dello stabilimento e l’apertura di una procedura di licenziamento collettivo per 12 su 19 lavoratrici e lavoratori, incontrati da Insieme per il lavoro. Al termine di una complessa e delicata trattativa tra le parti, seguita dai sindacati e dal Tavolo di salvaguardia, è stata confermata la tutela di sette lavoratori che saranno assorbiti dalla controllante Urmet con continuità occupazionale.
A maggio è stata la volta di Grand Tour Italia: i lavoratori diretti dell’ex parco del cibo Fico, in forte crisi occupazionale, sono passati da 100 a 20. Quattro lavoratrici, ora iscritte a Insieme per il lavoro, sono state licenziate e sono in attesa di ricollocamento nell’ambito della ristorazione. A giugno l’attenzione si è concentrata sulle lavoratrici dell’ex punto vendita Coin di via Rizzoli a Bologna che ha chiuso i battenti lasciando senza lavoro una ventina di dipendenti. L’ultima azienda per la quale il Tavolo di Salvaguardia metropolitano ha attivato la collaborazione con Insieme per il lavoro è infine la Alcast Tech di Bentivoglio che, per un calo dei volumi dell’automotive, a marzo scorso ha deliberato la messa in liquidazione e il recesso dal contratto d’affitto della storica fonderia Atti. Questa decisione ha messo a rischio 94 posti di lavoro: la trattativa è in corso e la Città metropolitana di Bologna, assieme alle parti sociali, mantiene alta l’attenzione sulla vicenda per garantire un futuro occupazionale alle persone.